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Galeazzo Art Strike 1986

Università Utopica e/o Ubiquitopica

Cattedra di Utopia Pratica

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UN CAPOLAVORO DI "ARTE CENSOREA"

"Non devi aver timore di incominciare; siamo tutti qui per mostrarti che il discorso è nell' ordine delle leggi; che da tempo si vigila sulla sua apparizione; che un posto gli è stato fatto, che lo onora ma lo disarma; e che, se gli capita di avere un qualche potere, lo detiene in grazia nostra, e nostra soltanto". ( Michael Foucalt )

Qualunque sia l' "Ordine del discorso", Mutis Mutare Mutanda...se tutti gli artisti si mettessero in sciopero...e formulassero delle utopiche richieste...e solo se queste venissero accolte riprenderebbero a produrre arte...se l' Utopia fosse una Pratica quotidiana...Mutis Mutare Mutanda, qualunque sia l' ordine del discorso, eccomi qui a scrivere per i lettori di Playmen questa breve nota di introduzione al mondo delle braghe, al mondo della MutandArt, al mondo che come vedremo è il nostro.

Cosa di meglio, per introdurre il lettore, che soffermarsi su quella che è l'espressione più alta che la MutandArt ci abbia mai dato: " Braghe in volo " il capolavoro di Daniele da Volterra, il "Primo dei Braghettoni". Lasciamo agli storici dell'arte il compito di determinare la data di nascita della MutandArt (ammesso che vi sia una "data": la MutandArt potrebbe essere sempre stata!), e dedichiamoci alle sole braghe del Daniele da Volterra, al loro numero, alla loro forma e dimensione, al loro colore. Prima di questo, però, ci occuperemo degli avvenimenti che hanno dato alla MutandArt la possibilità di esprimersi a così alto livello.

Perchè, se per la comprensione della MutandArt, "Braghe in volo" è l' opera chiave, non potremmo comprendere quest' ultima se non si considerassero le circostanze storiche che hanno reso possibile la sua realizzazione.

Cominciamo dall' inizio: la vigilia di Ognissanti, lunedì 31 ottobre 1541, nella Cappella Sistina, all "prima" del "Giudizio Universale" c'erano propio tutti: il Papa, i Cardinali, i Vescovi, i rappresentanti le forze Politiche, Militari, Sociali, Culturali del Paese, gli Ambasciatori con il Corpo Diplomatico dei Paesi accreditati presso la Santa Sede, gli Artisti tutti e, naturalmente, Lui: Michelangelo, la sua testardaggine ed egotismo che resero in seguito possibile l' esecuzione del capolavoro di Daniele da Volterra.

I pro e i contro ( più contro che pro, invero )avevano accompagnato il "Giudizio" fin dai primi giorni della lavorazione, e i giudizi sul "Giudizio" stavano sconvolgendo il mondo dell'arte e dintorni. Penso che non sia di fondamentale importanza dare in questa sede un giudizio sui vari giudizi sul "Giudizio".

Di fondamentale importanza invece è il "Giudizio" quello "Universale" al quale Michelangelo mise mano nel maggio del 1536 ( o forse già nell'estate del 1535) lavorandovi ininterrottamente sotto la protezione di Papa Paolo III.

Nel "Giudizio Universale" Michelangelo aveva cercato di esprimere la sua concezione della vita e della morte, della fragilità eroica o eroica-fragilità dell'uomo nudo di fronte alla salvezza e al castigo, nonchè la cocezione religiosa del mondo, il rapporto spazio/temporale Uomo/Dio: in breve, il "Suo Giudizio", più che il giudizio dei committenti.

Lo scandalo, data l' enorme divergenza di vedute e anche di intenti, fu enorme ed aumentò col passare dei giorni, dei mesi, degli anni.

"...vi è mille eresie, massime della pelle di San Bartolomeo senza la barba...(M.Pitti,lettera al Vasari, 1 maggio 1545)

"...chi pur è cristiano...tiene per reale ispettacolo tanto il decoro non osservato nei martiri e ne le vergini, quanto il gesto del rapito per i menbri genitali, che anco sarebbe gli occhi il postribolo, per non mirarlo..."(P.Aretino, lettera a Michelangelo, novembre 1545)

" C'è un pittore e scultore famoso della nostra età, di nome Michelangelo, che è mirabile nell' esprimere i corpi nudi e le parti vergognose degli uomini...e lo critico e detesto violentemente, per questo fatto. Infatti questa nudità delle membra appare indecentissima sugli altari e specialmente nelle cappelle di Dio dove si vede ".(Ambrogio Caterino, Venezia,1551)

" Non mi par molta lode che gli occhi de' fanciulli e delle matrone e donzelle veggano apertamente in quelle figure la disonestà che dimostrano, e solo i dotti intendano la profondità delle allegorie che nascondono". (L.Dolce,Dialogo della pittura, Venezia 1557)

Perfino Paolo III lo condannò. Dispiacque grandemente a Paulo Papa III, santa memoria, e se più fosse campato, l' averia provisto". (Saurolo, lettera a Carlo Borromeo, 6 settembre 1561)

" Il più importante articolo di nostra fede...è stato figurato o per meglio dire disfigurato, per quel fanfarone della pittura, Michelangelo...". (R.Frèart, Idèe de la perfection de la peinture, Les Mans 1662)

"...in nessun posto, forse, si può incontrare un simile vuoto in quanto effetti morali o patetici...". (A.C.Quatremer De Quincy, Histoirede la vie et des ouvrages de Michel-Ange Bonarroti,Paris 1835)

Da parte sua Michelangelo rispondeva alle critiche colpo su colpo, a Papa Paolo IV per esempio scriveva: "Dite al Papa che questa è piccola faccenda e che facilmente si può acconciare; che acconci Egli il mondo, che le pitture si acconciano presto". (Vasari-Barocchi, Vita di Michelangelo, I, p.97 )

Quello del "Giudizio" fu un problema di difficile soluzione, se ne ipotizzò perfino la distruzione

(El Greco dichiarò che: "se si buttasse a terra tutta l' opera, l'avrebbe fatta, con onestà e decenza, non inferiore a quella di bontà di pittura" G.Mancini, Considerazioni sulla pittura 1617-24)

ma non si arrivò a tanto, ci si limitò a "decretare" di intervenire su quelle parti che, per "decreto" furono considerate oscene.

L' incarico di ricoprire in qualche modo dette parti, fu affidato a Daniele da Volterra, l' allievo prediletto di Michelangelo: era la grande occasione ed egli non se la fece sfuggire, subito si mise al lavoro, pazientemente, umilmente, incurante delle incomprensioni e dello scherno, da parte del popolino,di cui era oggetto il suo lavoro e, una bragha dopo l' altra, una bragha sopra l' altra, braga per braga, costruiva il suo capolavoro: "Braghe in volo".

Non vi fu una "prima" ufficiale per "Braghe in volo", malgrado ciò la MutandArt entrò prepotentemente nella storia. Tutti gli artisti che nei secoli si dedicarono alla MutandArt lavorarono (e lavorano) senza troppo scalpore, pazientemente, umilmente,bragha dopo braga nella indifferenza generale, facendo si che la MutandArt si espandesse (si espande) , grazie anche ai molti committenti illuminati, nel mondo. in ogni caso ce ne vollero di anni prima che gli sguardi, abituati a cercare dietro le braghe significati arcani, si fermassero sulle braghe stesse.

Si dovrà attendere sino ad oggi perchè la critica più avanzatasi renda conto della importanza delle braghe, della grandiosità della MutandArt.

Grandiosità raggiunta con un "linguaggio essenziale", questo il segreto di "Braghe in volo" del Daniele da Volterra rispetto al "Giudizio Universale" di Michelangelo.

Il raffronto, quantunque inevitabile, dato che i due lavori convivono in un unico spazio, èdi una certa difficoltà visto che per apprezzare l' uno bisogna metalmente eliminare l' altro. Tale operazione è assolutamente necessaria in quanto i due capolavori compenetrandosi a vicenda formano il noto, agli studiosi, "Effetto Pastrocchio", che ancora oggi domina l' ignaro turista nella Cappella Sistina.

Dunque per ben intendere: da una parte bisogna collocare il "Giudizio senza braghe", dall' altra le "Braghe senza giudizio".

Da una parte Michelangelo con la sua incredibile varietà di ritratti ghignanti, felici, storditi, impauriti (un completo campionario morfo/psicologico); con la sua incredibile varietà di muscoli con tensioni, torsioni, scorci e prospettive del corpo umano (tutta l' anatomia minuto per minuto), Michelangelo con le sue circa quattrocento figure.

Dall' altra parte Daniele da Volterra che risponde, parcamente, con una sola figura e poche decine di braghe. una sola figura, poche braghe. un intero Universo. Universo di braghe: le braghe-braghe o braghe-drappo, fra tutte le "Braghe di San Pietro" che per forma (le pieghe più enigmatiche), colore (il più luminoso di tutto l' affresco), dimensioni (le più grandi), sono da considerare un capolavoro nel capolavoro; le braghe-mutanda, le braghe-camicione che con il loro colore verde/giallo bilanciano ottimamente le braghe rosse della figura adiacente. Le braghe-velo, le braghe-tanga, le pseudo-braghe svolgenti funzione di braghe senza propiamente esserlo. Le braghe-destrorse e le braghe-sinistrorse a seconda che siano "insensibili" al vento che spira da sinistra o che spira da destra (una bragha-destrorsa va sempre verso destra qualunque sia la forza di un eventuale vento contrario e viceversa).

Pochge decine di braghe (cica 48 interventi) fra le cui pieghe è racchiuso il segreto della MutandArt.

Un universo di braghe, in cui una sola figura: lo sguardo che volge, al di sopra della spalla destra, verso il cielo di un bianco mentale, il busto per trequarti eretto nella posizione di chi, in posizione china, viene sorpreso alle spalle da un avvenimento eccezionale e sollevi il busto torcendo contemporaneamente la testa per vedere...l' espressione è quella di chi, un attimo prima in compagnia di amici, si ritrovi improvvisamente, solo, immerso in un vortice di braghe variopinte e si riconosce subitamente (e con lui lo spettatore) come bragha fra braghe...ecco, finalmente liberata dal "Giudizio", visibile la grandiosa concezione del mondo Danielvolterriana, la concezione che è alla base della filosofia della MutandArt:

L' uomo vive solo sulla terra, col culo in braghe imbragato, in un universo braghettone, dove tutto riposa nelle Sante Braghe di Dio.

Qualunque sia l' ordine del discorso, Mutis Mutare Mutanda, l' "Effetto Pastrocchio" impedisce la lettura dei due capolavori.

Dunque per ben comprendere: bisogna collocare da una parte il "Giudizio Universale" di Michelangelo e dall' altra "Braghe involo" di Daniele da Volterra, situando i due capolavori nello spazio a loro congeniale.

Muti Mutare Mutanda, qualunque sia l' ordine del discorso, bisogna affrontare il prossimo restauro della "parete di fondo" nella Cappella Sistina con la volontà di salvare "culo e camicia" e per dirla più propiamente: con la volontà di salvare "Culi e Braghe".

Galeazzo Nardini

( Play Men n.5 - Maggio 1983 -)

 
 

 

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