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Le braghe Tolemaico - Aristoteliche

 

Aristarco da Samo che visse approsimativamente dal 310 al 230 a.C., ed era quindi di circa 25 anni più giovane di Archimede, è il più interessante di tutti gli antichi astronomi perchè anticipò l'intera ipotesi copernicana: tutti i pianeti, cioè compresa la terra, descrivono dei cerchi intorno alsole, e la terra ruota intorno al suo asse una volta ogni ventiquattr' ore. E' un po' sconcertante trovare che la sola opera rimasta di Aristarco, Sulle dimensioni e sulle distanze del sole e della luna, aderisce alla teoria geocentrica. E' vero che, per i problemi di cui si occupa il libro, non fa differenza quale teoria venga adottata, e quindi egli può aver giudicato poco saggio mettere in gioco i suoi calcoli con una inutile opposizione all'opinione generale degli astronomi; oppure può essere arrivato all'ipotesi copernicana solo dopo aver scritto il libro. Sir Thomas Heath, nel suo lavoro su Aristarco (Aristarchus of Samos, the Ancient Copernicus, di Sir Thomas Heath. Oxford, 1913.Ciò che segue si basa su questo libro), che contiene il testo e la traduzione di questo libro, inclina per quest' ultima alternativa.Da parte sua Galeazzo, un po' avventurosamente, sostiene che l' ipotesi eliocentrica sia stata avvolta per duemila anni in grandi braghe, un di cui lembo avvolge ancora la luna. Le prove che Aristarco abbia suggerito l' ipotesi copernicana sono, comunque, assolutamente definitive.La prima e più forte prova è quella di archimede, il quale come abbiamo visto, era un più giovane contemporaneo di Aristarco.
Scrivendo a Gelone, re di Siracusa, Archimede racconta che Aristarco da Samo aveva scritto "un libro riguardante una certa ipotesi", e continua: << le sue ipotesi sono che le stelle fisse ed il sole restino immobili, che la terra giri intorno al sole seguendo la circonferenza di un cerchio, mentre il sole occupa il centro dell'orbita >>. Esiste un passo di Plutarco, in cui è detto che Cleante << pensava fosse dovere dei Greci denunciare Aristarco da Samo sotto l'accusa di empietà per aver messo in moto il Focolare dell'Universo >> (cioè la terra), essendo appunto questo l'effetto del suo tentativo di spiegare i fenomeni mediante la ipotesi che il cielo rimanga fermo e la terra ruoti secondo un cerchio obliquo (intorno al sole), girando nello stesso tempo sul propio asse. Cleante era contemporaneo di Aristarco e morì intorno al 232 a.C. In un altro brano, Plutarco dice che Aristarco avanzava questa teoria solo come ipotesi, ma che il suo successore Seleuco la sosteneva come definitiva. (Seleuco visse intorno al 150 a.C.) Anche Ezio e Sesto Empirico asseriscono che Aristarco sosteneva l' ipotesi eliocentrica, ma non dicono che la sostenesse solo come ipotesi. Anche se lo fece solo in questo senso, non mi sembra improbabile che, come Galileo duemila anni dopo, fosse influenzato dal timore di offendere i pregiudizi religiosi, un timore che l'atteggiamento di Cleante (ricordato più sopra) dimostra assai ben fondato. L'ipotesi copernicana, dopo esser stata avanzata, o positivamente o come assaggio, da Aristarco, fu poi adottata da Seleuco, ma da nessun altro filosofo antico. ( Bertrand Russell - Storia della Filosofia Occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall'antichità ad oggi - Longanesi & C. Super Pocket 1966 - Vol.1 Pag.294/5)

Archimede, di poco più giovane di Aristarco, fa riferimento a questa teoria nell'introduzione alla sua opera l'Arenario:

Aristarco di Samo avanzò in un libro alcune ipotesi, dalle quali deriva che l'universo dovrebbe essere molto più grande rispetto a quello che ho appena detto. Egli suppone che le stelle fisse e il sole stiano immobili; che la terra giri attorno al sole descrivendo un cerchio...; e che la sfera delle stelle fisse, che ha per centro lo stesso centro del sole, sia così grande, che il cerchio secondo il quale si muove la terra stia alla distanza delle stelle fisse, come il centro della sfera sta alla superficie.

Come abbiamo osservato, Archimede sottolinea che " poiché il centro della sfera non ha grandezza, non possiamo concepire alcun rapporto proporzionale con la superfice della sfera". E' evidente però che l'intenzione originale di Aristarco era esclusivamente quella di insistere sul fatto che la sfera delle stelle fisse è infinitamente più grande rispetto alla sfera dell'orbita della terra intorno al sole. (...)

Ma se i principali elementi della teoria di Aristarco non sono in discussione, permane qualche dubbio sulle sue autentiche convinzioni al riguardo . Archimede dice che "egli avanzò in un libro alcune ipotesi". Ma Plutarco, scrivendo più di trecento anni dopo, afferma (Questioni platoniche, VIII 1,1006c) che l'idea che la terra "ruota e compie una rivoluzione" era sostenuta sia da Aristarco che da Seleuco di Seleucia, "il primo sotto forma di ipotesi, il secondo affermandola come verità". La natura della distinzione compiuta da Plutarco tra Aristarco e Seleuco, e la documentazione su cui essa si basa restano poco chiare. (...)

Se la terra ruotasse intorno al sole - si osservava - dovrebbero esserci alcune variazioni nelle posizioni relative delle stelle osservate da differenti punti dell' orbita terrestre - e simili variazioni non erano state notate nell' antichità*. Aristarco osservò tuttavia che questa obiezione non è valida se le stelle sono sufficientemente lontane dalla terra. Egli non cercò di provare l' immensa distanza delle stelle. Tra le sue ipotesi iniziali, egli comprende la seguente: << la sfera delle stelle fisse (...) è così grande che il circolo (...) secondo il quale gira la terra, sta alla distanza delle stelle fisse come il centro della sfera sta alla superficie >>. Se le stelle stanno a distanza infinita, nessun parallasse stellare può essere ossevato. Aristarco invita i suoi colleghi astronomi a considerare non tanto la semplice proposta che il sole sta al centro dell' universo, ma un insieme, accuratamente elaborato, di ipotesi collegate tra loro.
Ciò ci spinge ad affrontare il problema del perchè la teoria eliocentrica abbia avuto un' accoglienza così sfavorevole nell' antichità. Seleuco di Seleucia - un astronomo caldeo o babilonese che lavorò intorno alla metà del secondo secolo a.C. - fu, per quanto ne sappiamo, il solo astronomo antico che adottò la teoria di Aristarco. (...) Non sappiamo perché Apollonio e Ipparco rifiutassero la teoria eliocentrica. Tuttavia, grazie a Tolomeo e ad altre fonti possiamo ricostruire alcuni degli argomenti usati in questa controversia nel terzo e secondo secolo. E' chiaro anzitutto che alcuni studiosi rifiutavano la teoria di Aristarco basandosi su conziderazioni di carattere religioso. Abbiamo visto come già ne quinto secolo a.C. ci fossero pensatori che negavano che la terra occupasse il centro dell' universo perchè credevano che essa non fosse abbastanza nobile per occupare quella posizione.Tuttavia per la maggior parte dei greci, l'idea che la terra fosse al centro dell'universo non era soltanto un' opinione comune, ma anche una credenza religiosa, che rifletteva la loro concezione della sacralità della terra stessa. Su questa linea, l'ultima e definitiva parola contro Aristarco fu pronunciata dallo stoico Cleante, il meno originale dei tre più antichi rappresentanti di una scuola molto forte in etica e cosmologia, ma molto debole nelle branche particolari della scienza naturale. Plutarco afferma che Cleante " reputava che i greci dovessero trarre in giudizio Aristarco di Samo sotto l'accusa di empietà per aver messo in moto il Focolare dell' universo [ cioè la terra ] " ( Sulla faccia che appare nel cerchio della luna, 6, 923a). Non abbiamo motivo di supporre che i greci abbiano seguito il consiglio di Cleante perseguitando realmente Aristarco, ma in molti si saranno certamente scandalizzati per le sue teorie. Si deve tuttavia sottolineare che gli astronomi veri e propri non utilizzavano nessun argomento religioso per confutare la dottrina eliocentrica, ma si basavano esclusivamente su serie obiezioni di ordine fisico e astronomico. Queste obiezioni erano di tre tipi. Anzitutto c'era l'argomento aristotelico dei moti naturali (...)In secondo luogo c'erano argomenti fondati sull'osservazione di oggetti in movimento attraverso l'aria (...) In terzo luogo, il principale argomento astronomico, opposto a quello fisico, consisteva nella difficoltà presentata dall'apparente assenza di parallasse stellare (...)
*Il parallasse stellare non fu confermato per mezzo dell' osservazione fino alle ricerche di F. W. Bessel e altri, negli anni 1835-1840.( Geoffrey E. R. Lloyd, LA SCIENZA DEI GRECI - Editori Laterza 1978 - Pag.200/1-203/4 )

Non si deve però credere che gli Stoici fossero guidati da un genuino interesse scientifico: essi si proponevano soltanto di dimostrare la razionalità e la giustezza di tutti i fenomeni. Questa immagine del mondo era antropocentrica ed ebbe, per gli Stoici come per il medioevo,un significato religioso. Rifacendosi a concezioni antichissime, Cleante chiamò la terra Hestia, perchè il focolare rappresentava il centro fisso e sacro della casa e della comunità. Quando ai suoi tempi Aristarco di Samo, precorrendo Copernico, uscì con la tesi che i fenomeni celesti si spiegavano più facilmente se si supponeva che il cielo delle stelle fisse rimanesse fermo e la terra si movesse, fu Cleante che, come rappresentante della più ragguardevole scuola filosofica, sentì il dovere di elevare la sua protesta: gli Elleni avrebbero dovuto processare Aristarco per empietà, poichè egli voleva rimuovere dal suo posto il centro fisso dell'universo. Il focolare, peraltro, non è che l'altare su cui gli uomini onorano la divinità. La divinità permea l'universo tutto e non può avere la sua sede propia se non nella pura regione del fuoco. Perciò Zenone pose la divinità nell'etere. D'altra parte, già ai tempi di Platone, si era diffusa in Grecia dall'Oriente la religione astrale. Platone stesso era convinto che gli astri, che con eterna regolarità e per volontà propia percorrono le loro orbite, fossero esseri viventi, animati e divini. Aristotele (...)aveva ritenuto necessario ammettere la qualità di essere vivente per la regione dell'etere come per quelle degli altri elementi, e alla Stoa tornò affatto naturale uniformarsi a tale concezione. " Se sulla terra - argomentò Cleante - il puro fuoco, in quanto anima, dà vita al corpo, sarebbe assurdo pensare che gli astri, composti di puro fuoco, siano inanimati". Anche gli astri sono animati e divini. Tra loro il sole occupa naturalmente un posto speciale, e particolarmente Cleante, nelle cui vene scorreva puro sangue greco, rimaneva edificato al pensiero di Helios-Apollo, che con i suoi raggi distribuisce a tutto il mondo luce, calore, vita, coesione, armonia. Per lui il sole era l'organo centrale spirituale del mondo, mentre Crisippo, restando indubbiamente più fedele al pensiero di Zenone, riservò tale funzione all'etere purissimo. ( Max Pohlenz La Stoa - Strumenti - La Nuova Italia editrice 1978 - Vol1 Pag.160/161 )

" Non abbiamo motivo di supporre che i greci abbiano seguito il consiglio di Cleante perseguitando realmente Aristarco, ma in molti si saranno certamente scandalizzati per le sue teorie." Dice Geoffrey E. R. Lloyd; " è peraltro improbabile che egli (Cleante) abbia pensato ad una vera azione giudiziaria contro Aristarco " aggiunge Max Pohlenz in una nota a fondo pagina 160. Galeazzo sostiene che lo " svelare " gli dei, visti i precedenti, in Atene a quei tempi era ancora molto pericoloso.

Anassagora (...) nato intorno al 500 a Clazomene nell' Asia Minore (...) il primo a portare la filosofia ad Atene, la città che dopo di lui doveva diventare il centro della speculazione filosofica. Al tempo di Anassagora però il terreno non vi era ancora favorevole (...) Non era stato un caso se il libero pensiero filosofico aveva potuto svilupparsi fino allora soltanto nelle colonie greche dell' Asia Minore, dell'Italia meridionale e della Tracia. Evidentemente l'atmosfera delle terre coloniali, lontane dalla madre patria e dalle sue radicate tradizioni, era molto più favorevole al sorgere di libere tendenze spirituali di quanto non fossero Atene e la Grecia dove le tradizioni, specialmente quelle religiose, vivevano in quasi tutto il loro vigore: procedimento che in forma simile si è ripetuto più tardi nel rapporto tra America settentrionale e l'Europa. Anassagora, che aveva rivolto soprattutto la sua attenzione ai fenomeni celesti e tentato di spiegarli con mezzi naturali, si trovò implicato in un tale contrasto con le idee conservatrici degli ateniesi che fu processato per empietà. Nemmeno l'influenza del suo amico Pericle potè mutare la situazione. Il filosofo si sottrasse all'esecuzione della condanna a morte soltanto con la fuga. (...) Nel processo per empietà gli fu infatti rinfacciata la descrizione del sole, ancora considerato dal popolo come un dio, quale " massa di pietra incandescente ". ( Hans Joachim Störig - Breve storia della filosofia - Aldo Martello Editore Milano 1960. Traduzione di Ervino Pocar. Pag.113 -114. Titolo orig. dell'opera " Kleine Weltgeschichte der Philosophie "

 

Il sole è il cuore del cosmo, la sede della forza vitale, la sorgente di ogni vita fisica e di ogni vita spirituale. E' lui che rischiara e riscalda l'universo e, con il suo corso stabilito dalla provvidenza, origina l'armonia del cosmo. Sulla terra suscita ogni forma di vita e fa si che le piante e gli animali possano crescere e venire a maturità. Determina la vicenda del giorno e della notte, delle estati e degli inverni, condiziona i climi, colora la pelle degli uomini di nero o di bianco o di giallo, rende il terreno asciutto o umido, fertile o deserto. Dalla sua posizione dipendono le differenze del paesaggio e degli uomini. Se cambiasse la sua orbita o scomparissse completamente, ogni vita si estinguerebbe e tutto il cosmo si disgregherebbe. Nessuno ha mai celebrato l'importanza del sole con tanto entusiasmo quanto Posidonio. Eppure non c'è il minimo indizio che egli abbia ritenuto almeno meritevole d'una confutazione la teoria eliocentrica di Aristarco, e si deve in non piccola parte all'autorità di Posidonio se quella teoria cadde completamente nell'oblio. La cosmologia posidoniana si basa sul dogma che la terra è il centro del cosmo. Il motivo più profondo da cui Posidonio si lasciò guidare qui va cercato nel fatto che egli si attenne alla formula che definisce il cosmo un sistema costituito dagli dei, dagli uomini e dalle cose create per loro. Perciò anche il sole, pur essendo animato e divino, diventa un semplice strumento della provvidenza (...) anche in lui era molto forte quel sentimento della vita religioso ed antropocentrico che aveva spinto Cleante a ripudiare l'ipotesi di Aristarco come un'orribile empietà. ( Max Pohlenz - La Stoa - Strumenti - La Nuova Italia editrice 1978 - Vol1 Pag.456/457 )

 

Sòcrate ( Atene 469 - 399 a.C ) Nacque nel tempo di Alopece da Sofronisco scultore e da Fenarete levatrice. Poichè non scrisse nulla, il suo pensiero è ricostruito sulla base di testimonianze, peraltro non sempre omogenee e concordi. (...) Come maestri del filosofo ateniese le fonti citano Anassagora, Archelao, Prodico e altri. A quanto si sa Socrate, dopo avere per qualche tempo esercitato il mestiere paterno, si dette alla "vita filosofica", realizzando la sua vocazione di risvegliatore di coscienze non nel chiuso di una scuola, ma nelle botteghe, nelle vie e nelle piazze della città. (...) Quando dopo l'infelice guerra del Peloponneso e la tirannia dei Trenta, nella Atene dominata dai seguaci di Trasibulo, si vollero restaurare i valori e gli ordinamenti tradizionali, si fecero risalire la sconfitta militare e la decadenza politica alla disgregazione operata nella coscienza dei cittadini dalla nuova cultura, spregiudicata e dissacratrice, di cui Socrate era l'esponente col suo spirito critico. Il processo e la condanna di Socrate dovevano forse per i moderati al potere avere la funzione di un atto esemplare, rivolto con intenti intimidatori a tutti gli ostinati e gli irriducibili. Tre cittadini, Meleto, Licone e Anito, molto legati ai maggiorenti della città, accusarono il filosofo di " non ritenere dèi quelli che tali considera lo Stato " e di " corrompere i giovani ". Alla esecuzione della condanna a morte si arrivò probabilmente contro la volontà di coloro che avevano montato il processo politico, per l'attegiamento intransigente di Socrate, convinto del vantaggio arrecato alla città dalla sua azione educatrice. Della fermezza e della dignità con cui Socrate ricusò l'evasione dal carcere e si diede la morte bevendo la cicuta sono altissima testimonianza l'Apologia, il Critone, e il Fedone. ( - Dizionario di filosofia - Rizzoli Editore, Milano 1976 - Pag.424/425 )

L' autodifesa di Socrate

(...) - Tuttavia, Meleto, dicci: in che modo secondo te corrompo i più giovani? Oppure è evidente che, secondo l'accusa che hai scritto, li corrompo insegnando loro a non credere negli dei in cui crede la città, ma in altre e nuove divinità demoniche? Non dici che corrompo insegnando? -
- Dico proprio questo, decisamente.
- Allora. Meleto, per questi stessi dei di cui stiamo discutendo, dillo ancora più chiaramente a me e a questi cittadini. Perché non riesco a capire se tu dici che insegno a credere che ci sono degli dei - e io stesso perciò credo che ci sono dei e non sono affatto ateo, né colpevole di questo - i quali però non sono certo quelli della città, bensì altri, e per questo mi citi in giudizio, oppure se sostieni che io non credo assolutamente agli dei e insegno agli altri a fare altrettanto.
- Dico che tu non credi assolutamente negli dei.
- Stupefacente Meleto, perché dici questo? Dunque non credo, come le altre persone, che il sole e la luna siano dei?
- No, giudici, per Zeus, dato che dice che il sole è pietra e la luna terra!
- Caro Meleto, credi di accusare Anassagora? Stimi così poco i giudici e li credi così poco familiari con la scrittura, da non sapere che di questi discorsi sono pieni i libri di Anassagora di Clazomene? Allora i giovani imparano da me cose che si possono avere nell'orchestra per una dracma, talvolta, a dir tanto, così da mettere Socrate in ridicolo, se fa finta che siano sue perché sono strane in un modo o nell'altro? Ma per Zeus, ti sembro così? Non credo in nessun dio?
- Assolutamente no, per Zeus!
- Meleto, non sei credibile neppure a te stesso, mi pare. Perché a me sembra, cittadini Ateniesi, che egli sia assolutamente presuntuoso ed avventato, e che mi abbia accusato semplicemente per un qualche genere di insolenza e per avventatezza giovanile, come per mettermi alla prova con un enigma: "Socrate il sapiente si accorgerà che io parlo per scherzo e contraddittoriamente, oppure riuscirò ad ingannare lui e tutti gli altri ascoltatori?" Perché mi sembra che nell'accusa si contraddica, come se dicesse: "Socrate è un criminale perché non crede negli dei, ma crede negli dei." E questo è veramente da giocherellone. (...) - Platone - Apologia di Socrate - Nuova traduzione di Maria Chiara Pievatolo -

Essendo gli dei immortali qualche anno dopo, dalla condanna di Anassagora, due millenni abbondanti, la storia si ripete:

Abiura di Galileo Galilei

Io Galileo, fig.lo del q. Vinc.o Galileo di Fiorenza, dell'età mia d'anni 70, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità generali Inquisitori; avendo davanti gl'occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma perché da questo S. Off.io, per aver io, dopo d'essermi stato con precetto dall'istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia il centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo e imobile e che la terra non sia centro e che si muova;

Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Off.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani,

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.

Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.

Sentenza di condanna di Galileo Galilei
Roma, 22 giugno 1633.

Noi Gasparo del tit. di S.Croce in Gerusalemme Borgia; Fra Felice Centino del tit. di S.Anastasia, detto d'Ascoli; Guido del tit. di S.Maria del Popolo Bentivoglio; Fra Desiderio Scaglia del tit. di S. Carlo, detto di Cremona; Fra Ant.o Barberino. Detto di S.Onofrio; Laudivio Zacchia del tit. di S.Pietro in Vincoli, detto di S.Sisto; Berlingero del tit. di S. Agostino Gesso; Fabricio del tit. di S.Lorenzo in Pane e Perna Verospio: chiamati Preti; Francesco del tit. di S.Lorenzo in Damaso Barberino; e Marzio di S.ta Maria Nova Ginetto: Diaconi; per la misericordia di Dio, della S.ta Romana Chiesa Cardinali, in tutta la Republica Cristiana contro l'eretica pravità Inquisitori generali della S.Sede Apostolica specialmente deputati;

Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina; che circa l'istessa tenevi corrispondenza con alcuni mattematici di Germania; che tu avevi dato alle stampe alcune lettere intitolate Delle macchie solari, nelle quali spiegavi l'istessa dottrina come vera; che all'obbiezioni che alle volte ti venivano fatte, tolte dalla Sacra Scrittura, rispondevi glosando detta Scrittura conforme al tuo senso; e successivamente fu presentata copia d'una scrittura, sotto forma di lettera, quale si diceva esser stata scritta da te ad un tale già tuo discepolo, e in essa, seguendo la posizione del Copernico, si contengono varie proposizioni contro il vero senso e autorità della sacra Scrittura;

Volendo per ciò questo S.cro Tribunale provedere al disordine e al danno che di qui proveniva e andava crescendosi con pregiudizio della S.ta Fede, d'ordine di N. S.re e del'Eminen.mi e Rev.mi SS.ri Card.i di questa Suprema e Universale Inq.ne, furono dalli Qualificatori Teologi qualificate le due proposizioni della stabilità del Sole e del moto della Terra, cioè:

Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura;

Che la Terra non sia centro del mondo né imobile, ma che si muova eziandio di moto diurno, è parimente proposizione assurda e falsa nella filosofia, e considerata in teologia ad minus erronea in Fide.

Ma volendosi per allora procedere teco con benignità, fu decretato dalla Sacra Congre.ne tenuta avanti N.S. a' 25 di Febr.o 1616, che l'Emin.mo S. Card. Bellarmino ti ordinasse che tu dovessi omninamente lasciar detta opinione falsa, e ricusando tu di ciò fare, che dal Comissario di S. Off.io ti dovesse esser fatto precetto di lasciar la detta dotrina, e che non potessi insegnarla ad altri, né difenderla né trattarne, al qual precetto non acquietandoti, dovessi esser carcerato; e in essecuzione dell'istesso decreto, il giorno seguente, nel palazzo e alla presenza del sodetto Eminen.mo S.r Card.le Bellarmino, dopo esser stato dall'istesso S.r Card.le benignamente avvisato e amonito, ti fu dal P. Comissario del S. Off.o di quel tempo fatto precetto, con notaro e testimoni, che omninamente dovessi lasciar la detta falsa opinione, e che nell'avvenire tu non la potessi tenere né difendere né insegnar in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto: e avendo tu promesso d'obedire, fosti licenziato.

E acciò che si togliesse così perniciosa dottrina, e non andasse più oltre serpendo in grave pregiudizio della Cattolica verità, uscì decreto della Sacra Congr.ne dell'Indice, col quale furono proibiti li libri che trattano di tal dottrina, e essa dichiarata falsa e omninamente contraria alla Sacra e divina Scrittura.

E essendo ultimamente comparso qua un libro, stampato in Fiorenza l'anno prossimo passato, la cui inscrizione mostrava che tu ne fosse l'autore, dicendo il titolo Dialogo di Galileo Galilei delli due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano; ed informata appresso la Sacra Congre.ne che con l'impressione di detto libro ogni giorno più prendeva piede e si disseminava la falsa opinione del moto della terra e stabilità del Sole; fu il detto libro diligentemente considerato, e in esso trovata espressamente la transgressione del predetto precetto che ti fu fatto, avendo tu nel medesimo libro difesa la detta opinione già dannata e in faccia tua per tale dichiarata, avvenga che tu in detto libro con varii ragiri ti studii di persuadere che tu lasci come indecisa e espressamente probabile, il che pur è errore gravissimo, non potendo in niun modo esser probabile un'opinione dichiarata e difinita per contraria alla Scrittura divina.

Che perciò d'ordine nostro fosti chiamato a questo S. Off.o, nel quale col tuo giuramento, essaminato, riconoscesti il libro come da te composto e dato alle stampe. Confessasti che, diece o dodici anni sono incirca, dopo esserti fatto il precetto come sopra, cominciasti a scriver detto libro; che chiedesti la facoltà di stamparlo, senza però significare a quelli che ti diedero simile facoltà, che tu avevi precetto di non tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo tal dottrina.

Confessasti parimente che la scrittura di detto libro è in più luoghi distesa in tal forma, ch'il lettore potrebbe formar concetto che gl'argomenti portati per la parte falsa fossero in tal guisa pronunziati, che più tosto per la loro efficacia fossero potenti a stringer che facili ad esser sciolti; scusandoti d'esser incorso in error tanto alieno, come dicesti, dalla tua intenzione, per aver scritto in dialogo, e per la natural compiacenza che ciascuno ha delle proprie sottigliezze e del mostrarsi più arguto del comune de gl'uomini in trovar, anco per le proposizioni false, ingegnosi e apparenti discorsi di probabilità.

E essendoti stato assegnato termine conveniente a far le tue difese, producesti una fede scritta di mano dell'emin.mo S.r Card.le Bellarmino, da te procurata, come dicesti, per difenderti dalle calunnie de' tuoi nemici, da' quali ti veniva opposto che avessi abiurato e fossi stato penitenziato, ma che ti era solo stata denunziata la dichiarazione fatta da N. S.e e publicata dalla Sacra Congre.ne dell'Indice, nella quale si contiene la dottrina del moto della terra e della stabilità del sole sia contraria alle Sacre Scritture, e però non si possa né difendere né tenere; e che perciò, non si facendo menzione in detta fede delle due particole del precetto, cioè docere e quovis modo, si deve credere che nel corso di 14 o 16 anni n'avevi perso ogni memoria, e che per questa stessa cagione avevi taciuto il precetto quando chiedesti licenza di poter dare il libro alle stampe, e che tutto questo dicevi non per scusar l'errore, ma perché sia attribuito non a malizia ma a vana ambizione. Ma da detta fede, prodotta da te in tua difesa, restasti maggiormente aggravato, mentre, dicendosi in essa che detta opinione è contraria alla Sacra Scrittura, hai non meno ardito di trattarne, di difenderla e persuaderla probabile; né ti suffraga la licenza da te artifiziosamente e calidamente estorta, non avendo notificato il precetto ch'avevi.

E parendo a noi che tu non avessi detto intieramente la verità circa la tua intenzione, giudicassimo esser necessario venir contro di te al rigoroso essame; nel quale senza però pregiudizio alcuno delle cose da te confessate e contro di te dedotte come di sopra circa la detta tua intenzione, rispondesti cattolicamente.

Pertanto, visti e maturamente considerati i meriti di questa tua causa, con le sodette tue confessioni e scuse e quanto di ragione si doveva vedere e considerare, siamo venuti contro di te alla infrascritta diffinitiva sentenza.

Invocato dunque il S.mo nome di N. S.re Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria; per questa nostra diffinitiva sentenza, qual sedendo pro tribunali, di consiglio e parere de' RR Maestri di Sacra Teologia e Dottori dell'una e dell'altra legge, nostri consultori, proferimo in questi scritti nella causa e nelle cause vertenti avanti di noi tra il M.co Carlo Sinceri, dell'una e dell'altra legge Dottore, Procuratore fiscale di questo S.o Off.o, per una parte, a te Galileo Galilei antedetto, reo qua presente, inquisito, processato e confesso come sopra, dall'altra;

Diciamo, pronunziamo sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso a questo S.o Off.o veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, ch'il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo, e che si possa tener e difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiarata e diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li sudetti errori e eresie, e qualunque altro errore e eresia contraria alla Cattolica e Apostolica Chiesa, nel modo e forma da noi ti sarà data.

E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito, e sii più cauto nell'avvenire e essempio all'altri che si astenghino da simili delitti. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei.

Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t'imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette Salmi penitenziali: riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo.

Ita pronun.mus nos Cardinales infrascripti:F. Cardinalis de Asculo, G. Cardinalis Bentivolus, Fr. D. Cardinalis de Cremona, Fr. Ant.s Cardinalis S. Honuphrii, B. Cardinalis Gipsius, F. Cardinalis Verospius,M. Cardinalis Ginettus.

- Abiura di Galileo Galilei - Sentenza di condanna di Galileo Galilei - Edizione Opere, di Galileo Galilei a cura di Fernando Flora Riccardo Ricciardi Editore, 1953

Al momento facciamo un passo indietro di due millenni per sapere cosa pensassero i greci sulle cose celesti prima che Aristarco formulasse la sua ipotesi; in seguito vedremo quale prova avesse Seleuco di Seleucia per affermare il sistema eliocentrico come verità.

Se un baco da seta desse il nome di cielo alla peluria che fascia il suo bossolo, ragionerebbe esattanente come fecero tutti gli antichi, dando il nome di cielo all'atmosfera la quale è, come dice benissimo Fontanelle nel suo trattato Sui Mondi, come peluria del nostro guscio. (...)

In seguito le stelle e i pianeti, che sembravano attaccati alla volta azzurra della nostra atmosfera, divennero la dimora degli dèi: sette di loro ebbero ciascuno il suo pianeta, gli altri si arrangiarono come poterono. (...)

Quando i Titani, specie di bestioni fra gli dèi e gli uomini, condussero contro quegli dèi una guerra abbastanza giusta, reclamando una parte della loro eredità dal lato paterno ( poichè erano figli del cielo e della terra ) si limitarono a mettere due o tre montagne l'una su l'altra, contando che ciò bastasse per arrivare al cielo e al castello dell'Olimpo.

E perchè non fosse più sicuro delle terre l'arduo etere, / dicono che i giganti abbiano minacciato il regno dei celesti, / accumulando montagne fino all'altezza delle stelle.

Questa fisica per fanciulli e vecchierelle era straordinariamente antica. Però è abbastanza sicuro che i Caldei avevano delle idee ragionevoli quanto le nostre su ciò che si chiama cielo: essi situavano il sole nel centro del nostro mondo planetario, a una distanza dal nostro globo non molto diversa da quella che noi abbiamo calcolato, e facevano girare la terra e tutti i pianeti attorno a quell'astro. Così dice Aristarco di Samo; ed è il vero sistema astronomico, che Copernico ha poi rinnovato. Ma quei filosofi antichi tennero per sé tal segreto, per essere più rispettati dai re e dai popoli, o piuttosto per non essere peseguitati. (...)

Gli antichi credevano che per andare in cielo bisognasse salire; ma non si sale da un astro all'altro; e le sfere celesti sono ora al di sotto e ora al disopra del nostro orizzonte. (...)

Si sono scritti grossissimi volumi per indagare che cosa pensassero su molte questioni del genere. Tre parole sarebbero bastate: essi non pensavano. Bisogna, si capisce, eccettuare un piccolo numero di saggi. Ma questi son venuti tardi, pochi di loro hanno spiegato i loro pensieri, e quando l'hanno fatto, i ciarlatani della terra li hanno spediti in cielo per la via più breve. (...)

Il sole non faceva allora il giro del globo, poichè essi non avevano il concetto di globo; quand'esso era giunto all'estremo occidente, ritornava in Oriente per una via sconosciuta; e se non lo si vedeva era perchè, come dice il barone De Foeneste, egli se ne tornava di notte. (...)

Così sant'Agostino tratta l'idea degli antipodi come una assurdità, e Lattanzio dice precisamente: " Ci sono dunque degli uomini così pazzi da credere che esistono altri uomini la cui testa stia al di sotto dei piedi?". San Crisostomo esclama nella sua quattordicesima Omelia: " Dove sono quelli che pretendono che i cieli siano mobili, e la loro forma circolare?". (...)

Voltaire - Dizionario Filosofico - *Cielo degli antichi (il) ( Ciel des anciens [Le] - Oscar Mondatdori - Arnoldo Mondadori Editore - 1974 Pag. 214/15/16/17/18

(...) Vengo ora all'astronomia, campo in cui le conquiste greche furono altrettanto considerevoli che in geometria. Prima di loro, tra Babilonesi ed Egiziani, parecchi secoli di osservazione avevano creato una base. I moti apparenti dei pianeti erano stati calcolati, ma non si sapeva che le stelle della mattina e della sera fossero le stesse. Era stato scoperto un ciclo di eclissi, certamente in Babilonia e probabilmente in Egitto, il che rese effettuabile la predizione delle eclissi lunari, ma non quella delle eclissi solari, dato che queste non erano sempre visibili in un dato posto. (...) I Greci amavano attribuire la saggezza dei loro innovatori ai viaggi in Egitto, ma in realtà prima dei Greci era stato scoperto assai poco. La predizione d'una eclissi da parte di Talete fu, però, un esempio dell'influenza straniera; non c'è ragione di supporre ch'egli abbia aggiunto alcunchè a ciò che apprese dalle fonti egiziane o babilonesi, e fu un colpo di fortuna che la sua previsione si avverasse. (...)

Anassimandro pensava che la terra galleggiasse liberamente e fosse appoggiata sul nulla. Aristotele (De Coelo,295 b.), che sovente respinse le migliori ipotesi del suo tempo, si opponeva alla teoria di Anassimandro per cui la terra, essendo al centro, rimaneva immobile non avendo nessuna ragione di spostarsi in una direzione piuttosto che in un'altra.(...)

Pitagora, con ogni probabilità, fu il primo a intuire che la terra è sferica, ma le sue ragioni erano, si può supporre, esteiche più che scientifiche. Le ragioni scientifiche, però, furono presto trovate. Anassagora scoprì che la luna brilla di luce riflessa, e dette la teoria esatta delle eclissi. Immaginava ancora la terra piatta, ma la forma dell'ombra della terra nelle eclissi lunari dette ai pitagorici l'argomento conclusivo in favore della sfericità. Essi andarono ancora oltre, e considerarono la terra uno dei pianeti. Appresero da Pitagora stesso, si dice, che le stelle del mattino e le stelle della sera sono identiche, e pensarono che tutti i pianeti, compresa la terra, si muovessero in cerchio, non intorno al sole, ma intorno al "fuoco centrale". Le regioni mediterranee si trovano dal lato opposto del " fuoco centrale ", che quindi è sempre invisibile. Il fuoco centrale era chiamato " la casa di Zeus " o " la Madre degli dèi ". Si supponeva che il sole splendesse di luce riflessa del fuoco centrale. Oltre alla terra vi era un altro corpo, la contro-terra, alla stessa distanza dal fuoco centrale. Di questo si davano due ragioni, una scientifica e una dovuta al misticismo aritmetico. La ragione scientifica era l'esatta osservazione che talvolta si verifica un'eclisse di luna quando sia il sole che la luna sono al disopra dell'orizzonte. La rifrazione, che è la causa del fenomeno, non era loro nota, ed essi pensarono che in tali casi la eclisse dovesse essere attribuita all'ombra di un corpo diverso dalla terra. L'altra ragione era che il sole e la luna, i cinque pianeti, la terra e la contro-terra, nonchè il fuoco centrale costituivano dieci corpi celesti, e dieci era il numero mistico dei pitagorici.

Questa teoria pitagorica viene attribuita a Filolao, un tebano che visse alla fine del IV secolo a.C. Benchè sia fantastica ed in parte niente affatto scientifica, è molto importante perchè richiede la maggior parte dello sforzo d'immaginazione necessario per arrivare a concepire l'ipotesi copernicana. Concepire la terra non come centro dell'universo, ma come uno dei pianeti, non eternamente immobile, ma vagante attraverso lo spazio, dimostrava un'eccezionale emancipazione dal pensiero antropocentrico. Una volta data questa scossa all'immagine naturale che si fanno gli uomini dell'universo, non era più una cosa tanto difficile esser condotti ad una teoria più accurata servendosi di ragionamenti scientifici.

A ciò contribuirono varie osservazioni, Enopide, di poco posteriore ad Anassagora, scoprì l'obliquità dell'eclittica. Ben presto divenne chiaro che il sole deve essere assai più grande della terra, cosa che dava ragione a chi negava che la terra fosse il centro dell'universo. Il fuoco centrale e la contro-terra furono eliminati dai pitagorici poco dopo l'epoca di Platone. Eraclite Pontico ( che visse circa dal 388 al 315 a.C., ed è quindi contemporaneo di Aristotele ) scoprì che Venere e Mercurio girano intorno al sole e sostenne l'ipotesi che la terra ruoti intorno al propio asse una volta ogni ventiquattro ore. Questultimo fu un passo molto importante, che nessuno aveva mai compiuto. ( Bertrand Russell - Storia della Filosofia Occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall'antichità ad oggi - Longanesi & C. Super Pocket 1966 - Vol.1 Pag.291/2/3/4)

 

Questo 2009 è stato proclamato dall'ONU Anno Internazionale dell'Astronomia, IYA2009, contemporaneamente è il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni effettuate da Galileo Galilei che nel 1609, giusto 400 anni fa, a Padova alzò per la prima volta al cielo il suo cannocchiale.Mostre,convegni,pubblicazioni.In rete decine e decine di interventi, la grande maggioranza dei quali tende a sminuire la figura di Galileo, e la portata della sua condanna da parte di quel Sacro Tribunale, anzi se ne reclama la giustezza:

- Il caso Galileo - Relazione di Rino Cammileri -

( Fonte www.circolomaritain.it/documenti/5_f/6_cammilleri.pdf )

Se qualche cattolico si è trovato a chiacchierare con un laico di media cultura, generalmente si sarà sentito inchiodare alle sue responsabilità per aver partorito nella sua storia collettiva dei mostri, come appunto il processo di Galileo. Il cattolico spesso finisce con l’essere imbarazzato di fronte ad un avversario ideologico che conduce il discorso a forza di slogan (...)

E bravo il nostro geocentrico: Chiaccherare, conversare a lungo del più o del meno, magari facendo apprezzamenti malevoli,poi tuti lo sanno la chiacchera su argomenti frivoli e banali argomentando per slogan è tipica dei laici di media cultura.

E’ fuori di ogni dubbio, tuttavia, che a quell’epoca nessuno pensava che sia la teoria eliocentrica sia la teoria geocentrica non fossero altro che mere ipotesi. Specifichiamo, poi, che solo un gruppo sparuto di persone si occupava di tali questioni (...)

Come per il creazionismo e la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin:Entrambe mere ipotesi. Specifichiamo, poi, che oggi sia in televisione che nei bar non si sente parlare d'alro che di "tali questioni".

Galileo è estremamente sicuro di sé, anche perché nel frattempo è convinto di aver trovato la prova della teoria copernicana nelle maree, che sarebbero espressione del movimento della terra. Keplero, però, sostiene che esse sono causate dall’attrazione lunare e, tramite missiva, espone a Galileo le sue ragioni, definite “fanciullaggini” dallo scienziato pisano.

Sui moti della terra e sulle maree parleremo più avanti partendo dai tempi di Galileo a ritroso sino a Seleuco.

l’Inquisizione, sollecitata da più parti ad assumere una posizione, convoca Galileo (...) dopo un anno d’attesa, giunge a Roma, gli viene risparmiata l’umiliazione della prigione e viene alloggiato in un appartamento di cinque stanze, con servitore e vista sui giardini vaticani. La sua condanna viene sostenuta da sette cardinali su dieci e di questi sette non pochi sono astronomi che, per forza, devono disapprovare non tanto la sua condotta di vita quanto quello che egli ha detto. Galileo così giunge all’abiura, che non è per lui il rifiuto di una posizione eretica, ma che prevede semplicemente la cancellazione dalle sue opere dei passi in cui la teoria copernicana viene presentata come certa; se egli ne parlerà come di un’ipotesi potrà continuare a sostenerla e ad insegnarla.
La sua punizione, poi, è molto blanda: prevede che egli reciti i salmi penitenziali per tre anni una volta la settimana (condanna subito commutata) e gli vengono riservati gli arresti domiciliari nella sua villa di Arcetri significativamente definita “Gioiello”. Al momento della morte giungerà da Roma l’indulgenza plenaria e la solenne benedizione apostolica. (...)

Semplicemente la cancellazione. La cancellazione, metodo antico, comunque meno efficace dell'occultazione dell'intero libro. Appartamento di cinque stanze con servitore nella sua villa, il Gioiello, senza l'obbligo di recitare i salmi penitenziali e alla sua morte il bonus della benedizione papale, punizione più blanda di così. Conclusa la relazione sono state formulate a Rino Cammilleri varie domande ne riportiamo alcune con le relative risposte. Talmente significative che si commentano da sole:

Tutto quanto è stato detto stasera come può
conciliarsi con la richiesta di perdono di Giovanni
Paolo II anche per questo caso?

Se si leggono i documenti ci si accorge, anche
se i giornali hanno scritto ben altro, che il papa
non ha affatto chiesto perdono; semplicemente ha
teso la mano a quanti sono sempre stati critici nei
confronti del cristianesimo, proponendo loro di
chiudere ogni discussione se in passato qualcuno
di quelli che lui rappresenta li ha in qualche
modo offesi. D’altra parte, come è già stato rilevato,
la Commissione pontificia incaricata di studiare
il caso Galileo ha concluso i suoi lavori dicendo
quanto in sintesi è stato esposto qui stasera.

Si può dire che la Chiesa avesse interesse a
contrastare la teoria copernicana in quanto stra-
volgeva la concezione dell’uomo non ponendolo
più al centro della terra? E ancora si può parlare
di prepotenza della Chiesa nel voler essere l’uni-
ca a dare un giudizio teologico definitivo?

Dal punto di vista scientifico l’uomo non è al
centro dell’universo ed è meglio che sia in posi-
zione periferica, in quanto al centro c’è un buco
nero; è bene che la terra sia il terzo pianeta del
sistema solare, cioè sufficientemente vicino e lon-
tano dal sole per evitare di ghiacciare e di brucia-
re; è bene che abbia un satellite così grande come
la luna che faccia da parafulmine alle meteoriti.
Tutte queste osservazioni sono acquisizioni scien-
tifiche moderne che sembrano dimostrare che la
Genesi ha proprio ragione (...)

Dal punto di vista filosofico, se l’uomo non è
al centro dell’universo, abbiamo sotto gli occhi
quello che sta accadendo: chi sostiene che l’uo-
mo è un accidente qualsiasi che ha pari dignità
degli animali, dei sassi, delle piante, evitando di
porlo al centro dell’universo, dovrebbe essere
messo, come minimo, in condizioni di non nuoce-
re.

Per rispondere alla seconda domanda, si
può dire che, se uno professa la religione cattolica,
crede anche che la verità si esprime attraverso
la Chiesa, la quale deve impedire che qualcuno
parli a sproposito in suo nome (?). E’ in gioco la
vita eterna, valore primario per un cristiano. Inoltre,
anche a rigor di logica, qualcuno che abbia
ragione ci vuole, altrimenti non si finisce di litigare.
Se Gesù, una volta compiuta la sua missione,
fosse salito in cielo abbandonandoci a noi stessi,
noi saremmo allo sbando, invece ci ha lasciato
all’interno della Chiesa che è la nostra guida.

Galileo rappresenta un punto importante per
la scienza occidentale e la Chiesa pare non aver-
lo riconosciuto esprimendo una condanna su di
lui e sulla teoria copernicana. Essa, insomma, con
la sua opposizione è andata al di là delle sue com-
petenze religiose.

All’epoca in cui Galileo la sosteneva, la teo-
ria copernicana non era scienza; non era stata di-
mostrata; in secondo luogo non era stata la Chie-
sa ad attaccare Galileo, ma lui a pretendere che
essa cambiasse un passo della scrittura. Galileo,
che ha inventato il metodo sperimentale, in que-
sta situazione, vuole proprio evitare di utilizzarlo.
Inoltre si è comportato in modo estremamente
contrario ad un corretto atteggiamento scientifico,
evitando di ascoltare il parere degli altri come nel
caso delle maree. (...)

The Earth is Flat

" The Earth Is Flat "

Il 'caso' Galileo
Miti e verità su uno dei casi più controversi del rapporto tra fede e scienza

Scritto da Vittorio Messori

Pensare la storia, Ed. Paoline 1992, capp. 178-180, pp. 383-397 (nuova ed. Sugarco 2006)

( Fonte: http://www.europaoggi.it/content/view/46/94/ )

Stando a un'inchiesta dei Consiglio d'Europa tra gli studenti di scienze in tutti i Paesi della Comunità, quasi il 30 per cento è convinto che Galileo Galilei sia stato arso vivo dalla Chiesa sul rogo. La quasi totalità (il 97 per cento) è comunque convinta che sia stato sottoposto a tortura. (...)

Torture? carceri dell'Inquisizione? addirittura rogo? Anche qui, gli studenti europei del sondaggio avrebbero qualche sorpresa. Galileo non fece un solo giorno di carcere, né fu sottoposto ad alcuna violenza fisica. Anzi, convocato a Roma per il processo, si sistemò (a spese e cura della Santa Sede), in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale. Dopo la sentenza, fu alloggiato nella splendida villa dei Medici al Pincio. Da lì, il "condannato" si trasferì come ospite nel palazzo dell'arcivescovo di Siena, uno dei tanti ecclesiastici insigni che gli volevano bene, che lo avevano aiutato e incoraggiato e ai quali aveva dedicato le sue opere. Infine, si sistemò nella sua confortevole villa di Arcetri, dal nome significativo "Il gioiello".

Si è vero non è stato torturato poi, ce ne fosse stato bisogno, non potevano, aveva superato l'età e,bontà loro, la tortura si applicava sino al sessantaseiesimo anno d'età. Non fu nemmeno messo al rogo, lui no, ma quel certo prelato* che Galileo non osa nominare, per paura di quel sacro tribunale, lui si è stato bruciato, non vivo, che essendo deceduto in carcere lo hanno bruciato in Campo de' Fiori da morto. Parlo di Marc'Antonio de Dominis condannato post mortem al rogo e alla damnatio memoriae: Il corpo fu dissepolto per essere bruciato, assieme hai suoi libri, pubblicamente.

Marc'Antonio de Dominis

Marc'Antonio de Dominis

* Quelli poi che riferiscono ciò [ossia l' origine delle maree] alla Luna, sono molti, dicendo che ella ha particolar dominio sopra l' acqua: ed ultimamente certo prelato ha pubblicato un trattatello, dove dice che la Luna, vagando per il cielo, attrae e solleva verso di se un cumolo d'acqua, il quale la va continuamente seguitando, sì che il mare alto è sempre in quella parte che soggiace alla Luna; e perchè quando essa è sotto l'orizzonte, pur tuttavia ritorna l'alzamento, dice che non si può dir altro, per salvar tal effetto, se non che la Luna non solo ritiene in sé naturalmente questa facultà, ma in questo caso ha possanza di conferirla a quel grado del zodiaco, che gli è opposto.

Edizione Nazionale delle Opere di Galileo Galilei, 20 voll.(21 tomi), Barbera, Firenze 1890 - 1909 (rist.:Giunti,Firenze 1968). vol.XIX,pp. 445-446

Morì a 78 anni, nel suo letto, munito dell'indulgenza plenaria e della benedizione del papa. Era l'8 gennaio 1642, nove anni dopo la "condanna" e dopo 78 di vita. Una delle due figlie suore raccolse la sua ultima parola. Fu: "Gesù!"

Punizione molto blanda per Rino Cammileri "condanna" per Vittorio Messori. Galileo Galilei, dopo essere stato costretto ad abiurare per salvarsi l'anima e la pelle, ha scontato una condanna di nove anni, gli ultimi della sua vita, agli arresti domiciliari, con l'interdizione di scrivere e di parlare. Gesù!

(...)nei quattro giorni di discussione, ad appoggio della sua certezza che la Terra girasse attorno al Sole aveva portato un solo argomento. Ed era sbagliato. Sosteneva, infatti, che le maree erano dovute allo "scuotimento" delle acque provocato dal moto terrestre.( Ignoranza o malafede? Entrambe? Vedremo più avanti. ) Tesi risibile, alla quale i suoi giudici-colleghi ne opponevano un'altra che Galileo giudicava "da imbecilli": era, invece, quella giusta. L'alzarsi e l'abbassarsi dell'acqua dei mari, cioè, è dovuta all'attrazione della Luna. Come dicevano, appunto, quegli inquisitori insultati sprezzantemente dal Pisano.

Il fenomeno delle maree è dovuto all'attrazione della Luna, teoria luni-solare, il sacro tribunale aveva ragione. Lo "scuotimento" di Galileo era sbagliato, dunque, tesi risibile dice Vittorio Messori, non è il moto della terra a provocare le maree, teoria cinetica, quindi: La Terra sta ferma. Eppur si muove! Come vedremo in seguito.

The Earth is the center

The Earth Is The Center Of The Universe!

Altri argomenti sperimentali, verificabili, sulla centralità del Sole e sul moto terrestre, oltre a questa ragione fasulla, Galileo non seppe portare.

Verificabile invece, sulla pelle degli inquisiti, la forza degli argomenti portati dagli inquisitori.

In quel 1633 del processo a Galileo, sistema tolemaico (Sole e pianeti ruotano attorno alla Terra) e sistema copernicano difeso dal Galilei (Terra e pianeti ruotano attorno al Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità, su cui scommettere senza prove decisive.

Ma, come abbiamo visto, i dadi erano truccati e vinceva sempre l'inquisizione.

In occasione della recente visita del papa a Pisa, un illustre scienziato, su un cosiddetto "grande" quotidiano, ha deplorato che Giovanni Paolo II "non abbia fatto ulteriore, doverosa ammenda dell'inumano trattamento usato dalla Chiesa contro Galileo". Se, per gli studenti del sondaggio da cui siamo partiti, si deve parlare di ignoranza, per studiosi di questa levatura il sospetto è la malafede. Quella stessa malafede, del resto, che continua dai tempi di Voltaire e che tanti complessi di colpa ha creato in cattolici disinformati. Eppure, non solo le cose non andarono per niente come vuole la secolare propaganda; ma proprio oggi ci sono nuovi motivi per riflettere sulle non ignobili ragioni della Chiesa. Il "caso" è troppo importante, per non parlarne ancora.

Pienamente d'accordo: Il "caso" è troppo importante, per non parlarne ancora: Nel processo a Galileo viene adoperato un'antico metodo di insegnameto, applicato in un momento storico in cui si stanno, con fatica, recuperando altrettanto antiche conoscenze, che, adoperando il metodo in questione, sono state sottratte all'umanità per secoli.Il processo a Galileo ci mostra, ancora una volta, messo in opera da quel sacro tribunale, quell' antico modo di istruire, che intimidisce, che minaccia, che forza, che porta come prove alle propie ipotesi i carabinieri, la prigione e, all'occorenza, la tortura e il rogo.

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l Galilei – alla pari, del resto, di un altro cattolico fervente come Cristoforo Colombo – convisse apertamente more uxorio con una donna che non volle sposare, ma dalla quale ebbe un figlio maschio e due femmine. Lasciata Padova per ritornare in Toscana, dove gli era stata promessa maggior possibilità di far carriera, abbandonò in modo spiccio (da qualcuno, anzi, sospettato di brutalità) la fedele compagna, la veneziana Marina Gamba, togliendole anche tutti i figli. (...)le leggi ecclesiastiche non permettevano che fanciulle così giovani facessero i voti, e allora Galileo si raccomandò ad alti prelati per poterle fare entrare egualmente in convento: così, nel 1613, le due fanciulle – una di 13 e l'altra di 12 anni – entravano nel monastero di San Matteo d'Arcetri e dopo poco vestirono l'abito (...) - (Sofia Vanni Rovighi) - .

Sul piano personale, dunque, sarebbe stato vulnerabile.

"Sarebbe", diciamo, perché, grazie a Dio, quella Chiesa che pure lo convocò davanti al Sant'Uffizio, quella Chiesa accusata di un moralismo spietato, si guardò bene dal cadere nella facile meschineria di mescolare il piano privato, le scelte personali del grande scienziato, con il piano delle sue idee, le sole che fossero in discussione. "Nessun ecclesiastico gli rinfaccerà mai la sua situazione familiare. Ben diversa sarebbe stata la sua sorte nella Ginevra di Calvino, dove i "concubini" come lui venivano decapitati". (...)

Ci vuole il coraggio dei geocentrici per parlare del moralismo spietato di quella chiesa con quel papa, Urbano VIII, poeta eroicomico, politicante gesuita barocco che, malgrado fosse uno scialacquatore, arricchì vergognosamente la sua famiglia e da qualcuno, anzi, sospettato di avere un'amante e di peddofilia. Quel papa, Maffeo Barberini, che concesse, alle alte cariche del clero, molte libertà in fatto di costume e che, per placare il popolo vessato dalle tasse, riesumò le feste abolite dalla Controriforma e dall' Inquisizione. Le leggi ecclesiastiche vietavano, ma ma non troppo, visto che bastava raccomandarsi al prelato giusto per far rinchiudere in convento le propie figlie e farne, ancora bambine, delle suore.

Non si dimentichi, poi, che, precorrendo anche in questo la tentazione tipica dell'intellettuale moderno, fu quella sua "vanità", quel gusto di popolarità che lo portò a mettere in piazza, davanti a tutti (con sprezzo, tra l'altro della fede dei semplici), dibattiti che proprio perché non chiariti dovevano ancora svolgersi, e a lungo, tra dotti. Da qui, tra l'altro, il suo rifiuto del latino: "Galileo scriveva in volgare per scavalcare volutamente i teologi e gli altri scienziati e indirizzarsi all'uomo comune. Ma portare questioni così delicate e ancora dubbie immediatamente a livello popolare era scorretto o, almeno, era una grave leggerezza" (Rino Cammilleri).

Al contadino non far sapere come è buono il cacio con le pere. Ma sullo scrivere in volgare, sullo sprezzo delle fede dei semplici, sul parlare a porte chiuse e, anche sulla vanità e quel gusto di popolarità degli intellettuali, oggi è un vezzo anche dei magistrati, devo tornare. O forse no, che quello che conta qui sono le ipotesi sulle maree al tempo di Galileo e di come Seleuco, studiando queste, provò i moti della terra 200 anni a.C.

Di recente, "l'erede" degli inquisitori, il Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, cardinale Ratzinger, ha raccontato di una giornalista tedesca – una firma famosa di un periodico laicissimo, espressione di una cultura "progressista" – che gli chiese un colloquio proprio sul riesame del caso-Galileo. Naturalmente, il cardinale si aspettava le solite geremiadi sull'oscurantismo e dogmatismo cattolici. Invece, era il contrario: quella giornalista voleva sapere "perché la Chiesa non avesse fermato Galileo, non gli avesse impedito di continuare un lavoro che è all'origine del terrorismo degli scienziati, dell'autoritarismo dei nuovi inquisitori: i tecnologi, gli esperti...". Ratzinger aggiungeva di non essersi troppo stupito: semplicemente quella redattrice era una persona aggiornata, era passata dal culto tutto "moderno" della Scienza alla consapevolezza "postmoderna" che scienziato non può essere sinonimo di sacerdote di una nuova fede totalitaria. - (Sofia Vanni Rovighi) - .

Di fede, dogmatica e totalitaria, basta e avanza la vostra, la scienza, cari geocentrici, è ben' altra cosa.

 

( continua )

 

Terra-Luna

 

Sistema Terra-Luna